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L’equilibrio dell’Amore

Ci sono temi che non possono essere affrontati con superficialità, perché toccano il mistero stesso della vita, delle relazioni e dell’amore. L’aborto, la maternità e la famiglia appartengono certamente a questa categoria: realtà complesse, che spesso portano con sé ferite, paure, solitudini e domande profonde. L’equilibrio dell’Amore. Parlare di vita nascente significa allora andare oltre una semplice contrapposizione di opinioni. Significa fermarsi a guardare l’essere umano nella sua fragilità e nella sua straordinaria dignità, chiedendoci che cosa accade quando una nuova vita entra in relazione con chi l’ha generata e con il mondo che la accoglierà.

È proprio da questo desiderio di approfondire , soprattutto dopo gli ultimi eventi, nasce il contributo di Miriam che oggi ho il piacere di ospitare sul blog. Attraverso il Vangelo, alcune considerazioni scientifiche e gli studi sulla relazione madre-bambino, invita me e te a riflettere sul valore dell’accoglienza, sul ruolo della famiglia e sull’importanza delle relazioni nei primi momenti dell’esistenza.

Non è un tema semplice e non pretende di esserlo. È, piuttosto, un invito a guardare la vita con maggiore consapevolezza e a riscoprire quell’“equilibrio dell’Amore” nel quale ogni persona, soprattutto quella più fragile e indifesa, dovrebbe poter trovare accoglienza, cura e protezione. Partiamo sempre dal Vangelo, nostra guida.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?”. Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità io vi dico: se non vi convertirete, e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! E inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo! […]”

Innumerevoli sono gli scandali a cui assistiamo nella società contemporanea che ha perso la via dell’Amore che Gesù non smette mai di insegnarci per mezzo della Sua Parola. Tra tutti gli scandali, è inevitabile fare riferimento, proprio come ci invita a riflettere il Vangelo, a quello che molti bambini, vittime innocenti delle atrocità umane, subiscono al giorno d’oggi: essere privati della vita e essere privati di una delle esperienze più profonde e meravigliose che Dio, nella Sua Immensa Bontà e Misericordia, dona ai suoi figli: l’amore di una madre.

Se le ragioni cristiane non dovessero bastare a condannare tali atrocità, ci vengono in soccorso le numerose ricerche di Neuroscienze e della Psicologia dello Sviluppo. Contrariamente a ciò che si pensa, lo zigote (che assume poi il nominativo di embrione e feto a seconda dei mesi di gestazione), non è un organismo passivo incapace di rispondere alle stimolazioni esterne, anzi, tutt’altro!

La sua vita non comincia una volta venuto al mondo ma ha già inizio fin dal concepimento nel grembo materno in cui sviluppa un vero e proprio “Sé prenatale” e le esperienze prenatali che vive sono le fondamenta della strutturazione psichica ed emozionale delle sue successive fasi di sviluppo.

Madre e feto instaurano inevitabilmente una relazione durante la gravidanza, una relazione profonda che non è solo fisica ma anche psicologica ed emotiva che viene definita da Cranley con il termine di “attaccamento prenatale” e che indica anche la predisposizione della madre a prendersi cura del bambino una volta nato.

L’attaccamento è cruciale per la vita del bambino.

La madre ha infatti un ruolo fondamentale nello sviluppo psicologico del figlio, naturalmente predisposto a instaurare relazioni e ciò lo dimostra l’atto della suzione durante l’allattamento al seno che, come dimostrano numerosi studi, è una vera e propria proto-comunicazione e potenzia le connessioni neurali del neonato. Partendo da questi presupposti non bisogna pertanto mai dimenticare l’importanza della sintonizzazione mentale e emotiva tra madre e figlio poiché le modalità di attaccamento influenzeranno il bambino durante tutto l’arco della vita.

Questa argomentazione dimostra la vulnerabilità del bambino e il ruolo di estrema importanza ricoperto dalla madre, che come insegna Bion definendo il concetto di “Rèvérie materna” “, deve essere proattiva nel riconoscere e nel rispondere correttamente ai bisogni e segnali emotivi del bambino affinché lui riesca a comprenderli e tollerarli. La funzione definita “alpha” della madre serve infatti a compensare quella ancora immatura del suo bambino.

Come può essere possibile tutto questo se non grazie all’Amore con cui il Signore ci ha creati e desiderati? Egli ha seminato il Suo Amore nei nostri cuori, nel cuore delle donne, biologicamente più predisposte ad una maggiore sensibilità e espressività emotiva rispetto all’uomo, chiamate ad amare la propria famiglia prendendosi cura dei figli e del marito e nel cuore degli uomini, biologicamente più forti e chiamati ad amare la propria famiglia proteggendola e ricoprendo il loro ruolo di autorità familiare.

Il bambino ha bisogno di entrambe le figure genitoriali, ha bisogno di una mamma e di un papà e, ancora una volta, gli studi di Psicologia delle relazioni familiari ci vengono in soccorso nel potenziare tale tesi.

È ormai dimostrato che i traumi più profondi di una persona derivano proprio da carenze d’Amore da parte delle due figure genitoriali, in particolare le situazioni più critiche derivano dal fallimento del padre nel fornire supporto all’integrità familiare (pertanto nel mancato adempimento del suo ruolo di autorità) e nell’atteggiamento critico della madre nei confronti del padre (pertanto nel mancato adempimento della cura).

L’equilibrio familiare è chiaro, è perfetto, è all’insegna dell’Amore, perché sia l’uomo, sia la donna, sono capaci di amare, soltanto che questo amore viene da loro donato in forme diverse ma complementari in quanto entrambe necessarie. I danni seri hanno inizio quando l’essere umano, duro di cuore, smonta questo equilibrio perfetto d’Amore pensato da Dio.

In base a ciò è quindi dichiarabile quanto coloro che sostengono che la vita del bambino cominci una volta nato poiché prima è soltanto “un ammasso di cellule” siano nell’errore ed è altrettanto dichiarabile che l’assenza di una figura genitoriale materna (e quindi femminile) nella vita di un bambino non possa essere sostituibile con la presenza di una seconda figura paterna.

Non c’è da meravigliarsi se un bambino, nella sua innocenza e purezza, cerchi la madre poiché sa di averne una, l’ha sentita parlare, cantare, ha ricevuto da lei il nutrimento, si ricorda il suono della sua voce… Non è strano, non è un’invenzione, è semplicemente il moto d’amore che è in noi e che fa parte del creato e dell’ordine dell’Universo poiché, il Suo Creatore, è Amore e Misericordia e noi siamo capaci di amare solo perché è Lui che ha amato per primo.

Grazie Miriam, parole stupende che aiutano a comprendere meglio il grande mistero di Dio.

Riflettere sulla vita nascente significa, in fondo, lasciarsi provocare da una domanda che riguarda tutti noi: che cosa siamo disposti a fare per custodire ciò che è fragile? La vita di un bambino non può essere separata dalle relazioni nelle quali cresce. Ha bisogno di essere accolto, riconosciuto, amato e accompagnato. E anche la madre, spesso chiamata ad affrontare paure, difficoltà e solitudini che non possiamo ignorare, ha bisogno di essere sostenuta e mai lasciata sola.

Per questo difendere la vita non significa soltanto affermare un principio: significa costruire una cultura dell’accoglienza, nella quale una gravidanza inattesa non venga percepita come una condanna e nella quale ogni madre possa trovare qualcuno disposto a camminare accanto a lei. Il Vangelo ci ricorda che Gesù si identifica proprio con i piccoli e con i più vulnerabili. «Chi accoglie anche uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5). È una Parola che ci interpella ancora oggi e che ci chiede di chiederci quale posto riserviamo alla vita quando è più indifesa.

Forse è proprio qui che ritroviamo l’equilibrio dell’Amore: non nell’amore ideale e perfetto, ma in quello concreto che si fa responsabilità, cura, presenza e dono. Un amore capace di accogliere la vita e, nello stesso tempo, di sostenere chi quella vita è chiamato ad accoglierla. Ringrazio ancora Miriam per aver condiviso questa riflessione e per avermi ricordato che parlare di vita significa, prima ancora di tutto, parlare di persone, di relazioni, di amore e di Dio.

teniamoci pregati,

Pubblicato da gemmedisalvezza

Ciao, mi chiamo Paola,una donna in cammino, affascinata dalla verità e dalla bellezza, tanto da aver fatto dell’evangelizzazione una parte fondamentale della mia vita. Da sempre appassionata della Parola di Dio, la mia ancora.